Evoluzione della selvicoltura

Last updated: 28 Giu 2026

La gestione dei boschi del Monte San Quirico ha attraversato una trasformazione profonda nell’arco di pochi decenni. Comprendere questa evoluzione è essenziale per spiegare le condizioni attuali dei soprassuoli e le scelte del Piano di Gestione dell’ASFO.

Gestione tradizionale (fino agli anni ’60)

Per gran parte del Novecento la gestione selvicolturale era basata su pratiche manuali e a basso impatto. L’esbosco avveniva con barozze trainate da animali, utilizzate per trasportare piccoli toppi lavorati a mano. Con l’introduzione della meccanizzazione agricola, tra gli anni ’60 e ’70, comparvero i primi trattori e le motoseghe, che resero più efficienti le operazioni di taglio e trasporto.

Il bosco era utilizzato soprattutto per soddisfare fabbisogni familiari: legna da ardere, paleria per l’agricoltura, castagne. I castagneti da frutto erano curati con regolarità e spesso integrati con il pascolo. La viabilità agro‑silvo‑pastorale era costituita da una rete capillare di mulattiere e percorsi stretti, funzionali al transito di animali da soma e piccoli mezzi.

Molte superfici oggi boscate erano in passato prati, coltivi o aree di pascolo. L’abbandono delle attività agro‑pastorali ha favorito la ricolonizzazione forestale e l’evoluzione dei soprassuoli verso le formazioni attuali.

Gestione attuale e criticità

Negli ultimi cinquant’anni la gestione del bosco è progressivamente diminuita fino quasi a scomparire. Il venir meno dell’uso domestico della legna, la riduzione della manodopera rurale e la scarsa accessibilità di molte particelle hanno portato a un accumulo diffuso di materiale legnoso schiantato e strame indecomposto. La copertura arborea densa limita l’insolazione e rallenta la decomposizione naturale, indebolendo la catena del detrito.

La viabilità storica, oggi in parte invasa dalla vegetazione e non più adeguata ai mezzi moderni, impedisce interventi selvicolturali regolari. Tecniche come la gru a cavo o l’elicottero risultano economicamente insostenibili per singoli proprietari, soprattutto in un contesto di forte frammentazione fondiaria.

La scomparsa del pascolo ha ulteriormente modificato l’equilibrio ecologico: l’assenza di bovini e caprini ha ridotto l’apporto di sostanza organica e la diffusione dei microrganismi degradatori, con conseguente aumento della biomassa indecomposta e del materiale combustibile.

 

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